Hawking: l'uomo si evolva
Tratto da: Punto Informatico Anno VI n. 1435 di lunedì 3 settembre 2001
Hawking: le macchine prevalgono, l'uomo si evolva
Il celeberrimo fisico britannico avverte l'umanità: l'uomo deve ampliare il proprio DNA, deve interfacciarsi ai sistemi di intelligenza artificiale. L'alternativa: un mondo dominato dalle macchine.
Berlino - Le macchine raddoppiano la propria intelligenza ogni 18 mesi, un ritmo che porterà presto i sistemi di intelligenza artificiale a poter decidere del proprio destino; e l'uomo rischia di essere tagliato fuori. Questo, in sintesi, il pensiero di uno dei più autorevoli fisici della storia di questa scienza, il britannico Stephen Hawking, che dalle pagine di Focus ha "avvertito" l'umanità.
"Al contrario di quanto accade con la nostra intelligenza - spiega Hawking - i computer raddoppiano le proprie capacità ogni 18 mesi. Dunque il pericolo che possano sviluppare un'intelligenza tale da prendere il controllo del mondo è reale". Le parole del celeberrimo fisico ricordano da vicino quelle già pronunciate dal suo collega, e famoso scrittore di fantascienza, Arthur Clarke, ma riflettono anche i timori sul futuro tecnologico già espressi da Bill Joy, co-fondatore di Sun Microsystems.
Hawking sembra dunque disegnare uno scenario in cui l'uomo non può limitarsi a lavorare su circuiti stampati e hardware non biologico. Per Hawking, infatti, l'uomo deve mirare ad incrementare la complessità del proprio DNA e la bioingegneria deve "migliorare l'uomo" in un quadro di "eugenetica" da nuovo millennio.
Lo scienziato riconosce che una strada del genere presenta rischi e tempi lunghi "ma - spiega - dovremo seguirla se vogliamo che i sistemi biologici riescano a mantenere la propria superiorità su quelli elettronici".
"Dobbiamo sviluppare più rapidamente possibile - insiste Hawking - tecnologie che permettano una connessione diretta tra cervello e computer, affinché i cervelli artificiali contribuiscano all'intelligenza umana e non si contrappongano ad essa".
Hawking, autore di numerose opere di divulgazione scientifica tradotte in tutto il mondo, è oggi il titolare della cattedra che all'Università di Cambridge fu di Sir Isaac Newton. La sua vita è segnata dal morbo di Lou Gehrig che lo costringe da anni su una sedia a rotelle e all'uso di un sintetizzatore vocale elettronico.