Io sono

In area creativa i discorsi chiari sono riservati alle persone limitate; una frase o un’espressione che ha un solo significato è veramente una natura morta.

(Apollinaria Signa, Secondo Manifesto INI, settembre 1987)

 

Io sono io.

Non sono un pittore, non sono un artista, non ho una incredibile storia da raccontare e non ne inventerò una apposta per voi. Non ho particolari meriti né cose per cui essere criticato. Specialmente quando dipingo non sono nessuno, non sono niente, non sono che una porta aperta dalla quale delle “cose” scaturiscono e prendono forma. Il mio compito più difficile è quello di non interferire con questo processo, di lasciare passare e, soprattutto, di non intervenire [io], magari a opera ultimata, e rovinare tutto.

 

I miei quadri nascono dal tentativo di tenere aperta quella porta, di dialogare con la parte profonda di sé attraverso colori, forme, gesti e simboli.

 

Il linguaggio è una convenzione che condiziona fortemente il modo in cui formuliamo i nostri pensieri[1]. La nostra mente razionale utilizza il linguaggio per esprimersi e il linguaggio ne è lo strumento più potente e il più forte limite.

Il linguaggio è simbolo, e l’essere umano si distingue dagli altri animali sostanzialmente e sopratutto in quanto essere che utilizza il simbolo.

Se non ha un nome, se non puoi descriverlo a parole, è mistero insondabile.

La nostra mente razionale elabora simboli. Se in una determinata lingua non esiste una parola per definire un concetto, allora esso è poco definito, nebuloso o addirittura inestricabile. Ma se il linguaggio ha necessariamente bisogno di una mente razionale per esistere, è anche vero che la mente razionale ha bisogno del linguaggio per funzionare.

 

Però noi non siamo –solo– la nostra mente razionale.

 

Esiste infatti una parte della mente, o meglio una, o forse più, parti di noi stessi, del nostro essere, che non può essere definita come mente razionale. E proprio per questo, essendo questa parte della mente basata sul linguaggio, è una parte di noi difficile da capire tramite la razionalità: a noi che abbiamo messo la mente razionale a comando della nostra vita così tanto da identificarci con essa… Fino a credere addirittura che noi siamo la nostra mente razionale e null’altro.

 

Eppure incontriamo tracce di questa parte misteriosa e silente di noi ogni giorno. È ovviamente la parte di noi che dice al nostro cuore di battere, ma anche quella che ci fa venire quella fastidiosa emicrania ogni volta che abbiamo al telefono quella determinata persona, e che ci fa sudare le mani quando dobbiamo parlare davanti ad un pubblico o ci fa tremare il polso proprio nel colpo decisivo in un’importante finale di tennis.

Questa parte di noi, quindi c’è, è ben presente e, sebbene noi ci sforziamo di ignorarla, ha un peso molto importante nell’andamento delle nostre vite.

Può esistere un dialogo con questa parte. Possiamo trasformarla nel più potente alleato, nell’amico più fidato. Ma, a questo punto dovrebbe essere ovvio, non è solo e semplicemente dialogando con lei che otterremo i risultati migliori. Dobbiamo usare il suo proprio linguaggio che è un non-linguaggio, che parla alla parte ancestrale di noi, senza parole e senza simboli-significati: un non-linguaggio di colori sensazioni ed emozioni.

 

Per questo nascono i miei quadri.

 

Attraverso una tecnica particolare punto a cristallizzare l’essenza dell’intento dell’opera in un simbolo, un sigillo, una INIA[2], un segno unico ed evocativo. Sulla base di varie fonti, che vanno dalle antiche tradizioni alla fisiologia, definisco inoltre la palette dei colori, come poi il supporto e la tecnica che utilizzerò per il quadro. Infine la realizzazione vera e propria avviene sempre nello stato mentale idoneo e coerente con quello che voglio esprimere.

 

L’arte, dunque, lungi dall’essere un mero orpello inutile e autoreferenziale si rivela come strumento per agire nel mondo. Anzi “Lo” strumento per agire nel mondo.

 

Lo strumento più potente perché agisce dentro di noi ricomponendo quello che si è perduto ossia la fondamentale coincidenza tra ciò che è in noi e ciò che è fuori.

 

[1]È l’Ipotesi di Sapir-Whorf secondo la quale, in soldoni, la lingua che si parla influenza direttamente il modo di pensare
[2] Nel 2016, grazie a un felice incontro con il professor Bertozzi, ho trovato particolarmente stimolante la connessione con l’ avanguardia internazionale infinitesimale, nota anche come INI, il movimento di avanguardia fondato nel 1980 al “Cafe’ de Flore” di Parigi da Gabriel-Aldo Bertozzi e diffusosi soprattutto in Europa e in America, nelle cui INIE ho riconosciuto i sigilli tipici delle mie creazioni.