by Raimondo consulente web

 

Nautica

Glossario Nautico

Corso di Nautica

 

NOMENCLATURA GENERALE DELL'IMBARCAZIONE E DELLE VELE

Cominciamo a descrivere sommariamente la nomenclatura di una deriva, nelle parti che sono comuni alla maggior parte di imbarcazioni a vela. È importante imparare questi termini in quanto permettono un'immediatezza negli ordini a favore della comprensione, della sicurezza e della rapidità di esecuzione, indispensabile nelle manovre.

Una qualsiasi barca ha uno scafo parzialmente immerso nell'acqua: è l'opera viva. La parte che sta invece fuori dall'acqua si chiama opera morta. La linea di galleggiamento separa l'opera viva dall'opera morta. Lo scafo sarà poi formato da una parte anteriore detta prora o prua e da una parte posteriore detta poppa. Questa quasi sempre termina con una tavola più o meno piatta, perpendicolare all'asse longitudinale della barca, detta specchio di poppa. Ai lati le fiancate, quella di sinistra e quella di dritta (in barca la destra non esiste) definite guardando da poppa verso prora. Lo scafo avrà anche dei fori tappati che si possono aprire detti svuotatoi se sono sul fondo della barca, e ombrinali se sullo specchio di poppa, che servono a far defluire, in velocità o quando la barca è in secco, l'acqua entrata in navigazione per spruzzi, pioggia e infiltrazioni. A poppa c'è anche il timone, per mantenere e modificare la rotta (direzione della barca), cioè per governare, formato da pala e barra e incernierato allo specchio di poppa con degli agugliotti (perni) inseriti nelle femminelle (fori). Circa a metà scafo, sull'asse longitudinale della barca, c'è un'altra tavola chiamata deriva, alloggiata in apposito vano detto scassa della deriva. La deriva è mobile e potrà essere immersa nell'acqua o tirata su, con un sistema basculante o a baionetta.

Come vedremo, lo scopo della deriva è quello di diminuire lo spostamento in senso trasversale dell'imbarcazione. Per sfruttare il vento come mezzo propulsivo, la barca a vela possiede un'attrezzatura apposita costituita da un palo verticale detto albero, al quale è fissato un lato della vela. L'albero è appoggiato sul fondo in un apposito alloggiamento detto scassa dell'albero, ed è tenuto in piedi da cavi d'acciaio: le sartie sui due lati e lo strallo a prora. Per distribuire meglio lo sforzo delle sartie e per evitare che l'albero si fletta troppo in senso laterale ci sono le crocette. La scassa dell'albero si trova a proravia (più verso prora) della scassa della deriva, così come la deriva si trova a poppavia (più verso poppa) dell'albero.

La velatura, che è l'apparato propulsore della barca, è composta nel caso più frequente da due vele triangolari, il fiocco a proravia e la randa a poppavia dell'albero. Fissato perpendicolarmente all'albero, per mezzo della trozza, c'è un altro palo detto boma, cui è fissato il lato orizzontale della randa. Il movimento in senso verticale del boma è impedito da una cima che da questo arriva al piede dell'albero, il vang. Le vele sono alzate e ammainate (tirate giù) mediante delle cime chiamata drizze, che sono fissate alla vela con dei grilli, e all'albero, su delle gallocce. Le vele sono poi orientate, in funzione della direzione del vento, mediante delle cime dette scotte che scorrono in delle carrucole dette bozzelli. Le due vele, essendo triangolari, hanno tre lati e tre angoli che possono essere chiamati allo stesso modo sia per la randa che per il fiocco. Il lato verso prora si chiama caduta prodiera, il lato inferiore base, quello verso poppa balumina, lungo la quale, nel caso della randa, sono realizzate le tasche nelle quali vengono infilate le stecche per tenere la vela nella giusta forma. La caduta prodiera del fiocco ha quasi sempre cucito nel suo orlo un cavetto d'acciaio detto ralinga, che a vela alzata si mette in forza parallelo allo strallo, mentre, sia lungo la caduta prodiera che lungo la base della randa, sono cucite delle cime dette sempre ralinghe che vengono inferite (infilate) nelle canalette, ovvero scanalature esistenti sulla faccia poppiera dell'albero e su quella superiore del boma.

L'angolo inferiore delle vele, verso prora, che viene fissato alla base dello strallo per il fiocco, e alla trozza per la randa, si chiama punto o angolo di mura. Quello invece inferiore, verso poppa, cui nel caso del fiocco vengono assicurate le scotte, e nel caso della randa una cimetta detta tesabase, si chiama angolo di scotta. Infine l'angolo superiore delle vele, quello cioè cui viene fissata la drizza per alzarle e ammainarle, si chiama angolo di penna o di drizza.